Per Morte Cardiaca Improvvisa (M.C.I.) è definito, secondo la definizione “Utstein”, come la cessazione dell’attività meccanica cardiaca confermata dall’assenza di polso palpabile, di responsività e dalla presenza di apnea o respiro agonico.

L’arresto cardiaco extraospedaliero rappresenta un importante problema di salute pubblica in Europa e negli Stati Uniti, dove è stata stimata una prevalenza annua di 275.000 e 420.000 casi, rispettivamente, pari ad un’incidenza approssimativa di 34.4-53.1 ogni 100,000 persone/anno. Le percentuali di sopravvivenza sono molto eterogenee: 7.6% in Europa, 6.8% in Nord America, 3% in Asia e 9.7% in Australia.

Nello specifico dell’attuale situazione italiana, l’incidenza della M.C.I. è di circa 1 persona ogni mille abitanti, ovvero di circa 55.000 persone all’anno. Di queste circa il 75% avviene in ambito extra-ospedaliero.

Il dato allarmante è che attualmente in Italia, in assenza di un valido progetto di divulgazione della rianimazione cardio-polmonare, la sopravvivenza alla M.C.I. è in media del 2-3 %. Alla luce delle ultime statistiche basate sui dati a nostra disposizione, in alcuni casi si riesce a raggiungere la soglia del 7-8% di ROSC (return of spontaneous circulation) sul territorio.

È implicito che questa percentuale non evidenzia il grado di deficit neurologici riportati dal paziente alla ripresa di un ritmo spontaneo.

Il B.L.S. (Basic Life Support) è l’unico mezzo mnemonico e didattico per tutti quei sanitari e non che quotidianamente prestano la loro opera in emergenza sanitaria o che, occasionalmente, si trovano ad essere testimoni di un OHCA (out of hospital cardiac arrest). È, quindi, fortemente raccomandata la realizzazione di programmi di educazione al primo soccorso partendo dall’ambiente scolastico, di campagne di salute pubblica e di esercitazioni. Questi programmi derivano da evidenze scientifiche e supportano l’attuazione di sforzi per fornire ai cittadini un training continuo, nuove tecnologie di attivazione degli eventuali soccorritori e la possibilità di attuare la RCP (rianimazione cardiopolmonare) telefonica.

Cos’è B.L.S

Ma il B.L.S. non è la terapia di un arresto, è solo un metodo per ritardare i danni cerebrali di un a.c.c. in attesa che avvenga il vero intervento risolutore:

la defibrillazione.

L’unico intervento che può determinare un significativo incremento della percentuale di sopravvivenza è la capillare diffusione dei defibrillatori semiautomatici DAE e la formazione della cittadinanza alle manovre di BLSD da parte di personale professionale e competente.

Prendendo in considerazione recenti statistiche americane: nella citta’ di Seattle , che conta due milioni di abitanti, la percentuale di persone salvate dopo un arresto cardiaco era il 2%, grazie alla defibrillazione precoce la percentuale si e’alzata 56%; a Rochester l’utilizzo del defibrillatore semi-automatico e’ stato esteso anche al personale laico alzando la percentuale di sopravvivenza dal 5% al 48%. Sulla base di questi risultati all’aeroporto di Chicago sono stati posizionate decine di DAE. Sono contenuti in armadietti accessibili a tutti e disposti ad una distanza, l’uno dall’altro, percorribile a piedi in 60 secondi. Tutto il personale dell’aeroporto è addestrato al loro utilizzo e pertanto l’intervento di defibrillazione si realizza in 2-3 minuti. I risultati che si stanno ottenendo sono eccezionali con percentuali di successo del 70-80 %.

Ogni strategia può aumentare la conoscenza e l’azione per gli astanti o per i “first responder” che posso praticare la RCP e trattare, in alcune realtà, più dei tre quarti dei pazienti con OHCA.

L’insieme degli interventi efficaci per migliorare la sopravvivenza e la prognosi delle vittime di un arresto cardiaco sono riassunti nel concetto di “catena della sopravvivenza”.

Gli anelli della catena sono 5:

  1. Immediato riconoscimento della vittima e precoce attivazione del sistema di emergenza
  2. Rianimazione cardiopolmonare precoce
  3. Rapida defibrillazione
  4. Supporto vitale avanzato
  5. Cure post arresto cardiaco integrate in ambiente ospedaliero.

Lo scopo del BLS-D (basic life support – defibrillation) è quello di riconoscere prontamente la compromissione delle funzioni vitali e di sostenere la circolazione e la respirazione attraverso il massaggio cardiaco esterno e la ventilazione fino all’arrivo dei mezzi di soccorso avanzato.

Alla luce dei nuovi dati a disposizione l’unico intervento che può determinare un significativo incremento della percentuale di sopravvivenza è la capillare diffusione dei defibrillatori semiautomatici DAE, la formazione della cittadinanza alle manovre di BLSD da parte di personale professionale e in ultimo, non per ordine di importanza, il raggiungimento di alti livelli di performance da parte di tutto il personale sanitario addetto all’emergenza, sulle manovre rianimatorie di base e avanzate.